sabato 28 novembre 2015

Alcune Riflessioni sull'Ipotesi di Ricostruzione di Villa Deliella

Oggi si è discusso al Palazzo De Seta su un tema caldo e molto dibattuto negli ultimi giorni. La ricostruzione della Villa Deliella lì dove sopravvive uno dei più spietati paradossi di questa città: una villa del Basile prima un lavaggio auto, oggi. 
Un convegno affollatissimo, un inevitabile quanto opportuno covo di architetti e cultori della materia ma anche una nutrita porzione di cittadini che hanno a cuore le sorti di questa città. E questo è stato il primo obiettivo successo.

Al di là del tema, comunque cruciale, sono emerse delle indicazioni importanti sul nuovo approccio di Palermo con se stessa.

Lo stesso convegno probabilmente non avrebbe avuto una simile affluenza in passato. È vero. E già qui la prima riflessione importante. È un mutamento radicale della coscienza della società civile. Il dibattito acceso sul se si debba ricostruire o no ha messo in tutta evidenza una apparentemente inaspettata dimensione di pensiero: comunque si puó fare. Impensabile un tempo dove il contesto sociale non avrebbe visto alternative tra un edificio in cemento armato multipiano e un parcheggio cpsì com'è oggi. Oggi la terza via è banale quanto innovativa: la ricostruzione. Quindi la riproposizione del bello.

Sono state registrate parecchie posizioni per entrambe le posizioni (ricostruzioni o meno) ma come ha detto il prof. Sessa citando un film di Orson Welles: 'in Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, hanno avuto cinquecento anni di pace e democrazia e cosa hanno prodotto, l'orologio a cucù.'

La litigiosità (rectius -ma non sempre- la dialettica) a Palermo ce l'abbiamo nel sangue e infatti viviamo in un contesto straordinario. Welles avrebbe scritto un film solo su Palermo se solo l'avesse conosciuta approfonditamente.. Quindi tante teorie sul se e sul come.

Chi scrive è per la ricostruzione non tanto perché ci starebbe bene riaverla lì come era ma per la forte carica simbolica che un simile gesto rappresenterebbe. La ricostruzione non puó avere un carattere risarcitorio quanto di riscatto da un periodo buio, ormai superato. La ricostruzione sarebbe un taglio netto e definitivo. E sarebbe un'azione concreta e auspicabile. Personalmente condivido l'ipotesi avanzata dall'arch
. Provenzano: fuori identica, dentro moderna. Non condivido l'ipotesi del giardinetto (siamo a due passi dal giardino Inglese). Sicuramente il parcheggio/lavaggio ha fatto il suo tempo e deve sparire.

L'idea della ricostruzione è quindi ottima ma l'approccio realizzativo è risultato un po' fumoso. 
Non basta discutere se si debba fare o meno ma dovrebbe essere chiaro un iter per la realizzazione. Non se ne è parlato. Da quanto si è detto non si è capito nemmeno di chi sia il terreno. È stata quantificata la provvista necessaria: 5 milioni ma non è stato indicato un metodo efficiente di reperimento delle somme. Si è parlato genericamente di crowdfunding e di 5x1000 (il crowdfunding per la pupa del capo a malapena è riuscito a raccogliere poche migliaia di euro, un piccolo fallimento, purtroppo) ma questo è un manifesto dell'embrionalità dell'idea. 
Non è una colpa dei promotori che in fondo sono architetti e non è compito loro ma il passaggio al reperimento dei fondi è fondamentale.
Il Comune ha partecipato al dibattito con l'intervento di Arcuri ma non si è parlato di eventualità del coinvolgimento di risorse pubbliche ma era ovvio. La Villa sarebbe comunque destinata a finalità culturali e museali e con le sole donazioni l'impalcatura per la realizzazione sembra insostenibile. Paradossalmente la pubblicità, come al vicino oratorio delle croci, potrebbe portare altro denaro (qui sarebbe una eventualità positiva non come quella pessima e quasi offensiva del vicino rudere) ma fino a quando non si coinvolge qualcuno che possa avere tanti soldi da spendere (multinazionale, Europa o altro) l'idea, a parere di chi scrive, appare irrealizzabile. E poi, i proprietari dell'area sarebbero comunque d'accordo?


Insomma, la strada sembra molto in salita ma è stato utilissimo e importante parlarne sia per le sorti della Villa ma soprattutto per quelle della Città. E oggi comunque al convegno è stata data un'altra consistente spinta alla speranza per un futuro molto promettente per Palermo.

due momenti del convegno di oggi




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