mercoledì 31 marzo 2010
martedì 30 marzo 2010
'Palermo e la Pasqua' Itinerario tra Musica e Tradizione
Il Comune di Palermo (Assessorato alla Cultura) insieme alle sotto elencate realtà cittadine:
Lions Club Palermo dei Vespri
Rotary International
Conservatorio di Musica V. Bellini di Palermo
Associzione VOLO
Associazione Culturale Identità Giovane
DabliuRadio
Vi invita a partecipare alle seguenti manifestazioni:
MARTEDI' 30 MARZO
Chiesa di San Matteo, Corso Vittorio Emanuele
ore 19,00 Concerto del Conservatorio V. Bellini di Palermo per pianoforte, canto e violino
MERCOLEDI' 31 MARZO
Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, Piazza Villena (4 canti)
ore 20,00 Concerto per organo
GIOVEDI' 01 APRILE
Galleria d'Arte Moderna, Piazza Sant'Anna
ore 19,00 Voci della Croce recital di poesia e musica
VENERDI' SANTO 02 APRILE
Ore 17,30 Sagrato di Santa Caterina, Piazza Bellini di fronte all'immagine dell'Addolorata della Confraternita di Maria SS. Addolorata degli Invalidi e Mutilati di guerra SACRE LAMENTAZIONI
Ore 18,30 Sagrato della Chiesa del Carmine Maggiore, Piazza Ballarò di fronte all'immagine dell'Addolorata della Confraternita di Maria SS. Addolorata de la Soledad SACRE LAMENTAZIONI
Ore 24,00 Sagrato di Santa Maria La Nova, Piazza San Giacomo La Marina di fronte all'immagine dell'Addolorata della Confraternita di Maria SS. Addolorata dei Cassari SACRE LAMENTAZIONI
DOEMNICA 04 APRILE
Chiesa di Santa Ninfa dei Crociferi
ore 19,00 Concerto di Resurrezione del Conservatorio V. Bellini
Lions Club Palermo dei Vespri
Rotary International
Conservatorio di Musica V. Bellini di Palermo
Associzione VOLO
Associazione Culturale Identità Giovane
DabliuRadio
Vi invita a partecipare alle seguenti manifestazioni:
MARTEDI' 30 MARZO
Chiesa di San Matteo, Corso Vittorio Emanuele
ore 19,00 Concerto del Conservatorio V. Bellini di Palermo per pianoforte, canto e violino
MERCOLEDI' 31 MARZO
Chiesa di San Giuseppe dei Teatini, Piazza Villena (4 canti)
ore 20,00 Concerto per organo
GIOVEDI' 01 APRILE
Galleria d'Arte Moderna, Piazza Sant'Anna
ore 19,00 Voci della Croce recital di poesia e musica
VENERDI' SANTO 02 APRILE
Ore 17,30 Sagrato di Santa Caterina, Piazza Bellini di fronte all'immagine dell'Addolorata della Confraternita di Maria SS. Addolorata degli Invalidi e Mutilati di guerra SACRE LAMENTAZIONI
Ore 18,30 Sagrato della Chiesa del Carmine Maggiore, Piazza Ballarò di fronte all'immagine dell'Addolorata della Confraternita di Maria SS. Addolorata de la Soledad SACRE LAMENTAZIONI
Ore 24,00 Sagrato di Santa Maria La Nova, Piazza San Giacomo La Marina di fronte all'immagine dell'Addolorata della Confraternita di Maria SS. Addolorata dei Cassari SACRE LAMENTAZIONI
DOEMNICA 04 APRILE
Chiesa di Santa Ninfa dei Crociferi
ore 19,00 Concerto di Resurrezione del Conservatorio V. Bellini
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Eventi
Il Santuario della Madonna della Provvidenza Sotto San Giuseppe dei Teatini
Conosciuto a pochi anche perchè spesso chiuso, il Santuario della Madonna della Provvidenza si trova al di sotto della Chiesa di San Giuseppe dei Teatini ai Quattro Canti. Al Santuario vi si accede dallo stesso ingresso alla chiesa maggiore, una scalinata sulla sinistra porta al livello inferiore dove si trova questa antica cripta. La chiesa al livello seminterrato è celebre anche perchè nei suoi pressi si trova una fonte miracolosa. Il Santuario della Madonna della Provvidenza è aperto in questi giorni, un cartello all'ingresso precisa che il Santuario è aperta ogni giorno dalle 10 alle 12 e dalle 17.30 alle 20.00.

lunedì 29 marzo 2010
Le Motivazioni delle Sentenze 115 e 116 del 2010 della Corte Costituzionale
Una doppietta nei confronti dell'autonomia Siciliana.. Le recenti sentenze 115 e 116 della Corte Costituzionale mi sembrano un magistrale esempio di manipolazione del dato letterale posto dallo Statuto Siciliano. Non nascondo che il ridurre le disposizioni statutarie a norme di carattere 'organizzativo' invece di dare il giusto rilievo alla palese spinta verso l'autonomia finanziaria (a cui le norme in questione erano evidentemente dirette) mi suonano come una mortificante presa in giro..
Per ora si parla spesso di una galoppante tensione sociale e disgregazione dell'unità nazionale che potrebbero portare ad un collasso del ordinamento.. Queste sentenze appaiono come una implosione del sistema giuridico per il quale ormai vengono a mancare anche i più solidi riferimenti...
Quali le conclusioni? Intanto non vengono riconosciuti miliardi di euro alle casse regionali ma, per dare una risposta completa -correttamente-, bisogna sempre leggere le motivazioni delle sentenze. Ecco, giusto per avere un quadro completo riporto uno stralcio delle motivazioni della pronunce 115/2010 e 116/2010 della Corte Costituzionale (scusate il post gigantesco):
Sentenza 115/2010
(...) 3.2. – La ricorrente assume che le accise in questione, in quanto si applicano al momento della fornitura del prodotto energetico al consumatore finale (artt. 21 e 26 del citato d.lgs. n. 504 del 1995), vanno qualificate come «imposte sul consumo», che − non costituendo «imposte di produzione», ai sensi della sopra ricordata normativa statutaria − spettano alla Regione Siciliana, con riferimento alle forniture effettuate nel territorio regionale. E ciò ancorché dette accise non siano comprese nell’elenco delle imposte nominativamente attribuite dallo statuto (e dalle correlative norme di attuazione) alla Regione Siciliana.
Tale assunto non è fondato.
3.2.1. − Nello statuto della Regione Siciliana e nella relativa normativa di attuazione non viene utilizzato il termine «accisa», ma sono impiegati esclusivamente i termini, da un lato, «imposta di produzione», nel cui àmbito sono espressamente ricondotte alcune specifiche «imposte di fabbricazione», e, dall’altro, «imposta sul consumo».
In particolare, come si è già accennato, l’art. 36, secondo comma, dello statuto attribuisce allo Stato il gettito delle «imposte di produzione» ed il secondo comma dell’art. 2 delle correlative norme di attuazione ribadisce che «competono allo Stato» le entrate derivanti da tali imposte. L’elenco di dette entrate contenuto nella tabella A) annessa alle medesime norme di attuazione individua nominativamente, tra le «imposte di produzione», varie «imposte di fabbricazione» ed alcuni «proventi derivanti dalla vendita» di determinati beni. Lo statuto non fa mai riferimento alle «imposte sul consumo» e, pertanto, non fissa alcun principio generale di riserva alla Regione di dette imposte. Solo nelle tabelle B) e D) annesse alle norme di attuazione – riguardanti, rispettivamente, i proventi del monopolio tabacchi spettanti allo Stato e varie «Entrate tributarie ed extratributarie doganali il cui gettito è di spettanza regionale» – vengono menzionati alcuni tributi denominati «imposte sul consumo».
Da tale ricognizione normativa si desume che tutte le «imposte di produzione» spettano, come stabilito in via di principio dallo statuto, allo Stato e che, perciò, l’elenco di dette imposte contenuto nella suddetta tabella A) ha carattere meramente esemplificativo. Ne consegue, altresí, che l’espressione «imposte di produzione» è suscettibile di includere altri tributi aventi le medesime caratteristiche delle imposte elencate nella menzionata tabella A). La mancanza invece, in tale sistema di norme, di un corrispondente principio generale di riserva alla Regione delle «imposte sul consumo» comporta che ad essa spettino esclusivamente quelle rientranti nella elencazione tassativa della tabella D) annessa alle norme di attuazione, secondo gli ordinari criteri di riparto del gettito. Anche per le imposte non rientranti né nella nozione di «imposte di produzione» né nell’elenco contenuto nella tabella D) si applicano i diversi criteri di riparto del gettito tra Stato e Regione stabiliti dalle altre norme statutarie e di attuazione statutaria. (...)
Sentenza 116/2010
(...) l’art. 2 delle norme di attuazione statutaria stabilisce il principio generale secondo cui, salvo specifiche eccezioni, spettano alla Regione «tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate». La generalità di tale principio, basato sul luogo in cui si “maturano” le fattispecie di riscossione dei tributi, comporta che, ai fini del riparto del gettito dei tributi erariali tra Stato e Regione Siciliana, l’evocato art. 4 delle medesime norme di attuazione deve essere interpretato in coerenza sistematica con lo stesso art. 2. Ne deriva che l’espressione «fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale», contenuta nel citato art. 4, in quanto si riferisce espressamente ad entrate che «affluiscono […] ad uffici finanziari», va intesa nel senso di fattispecie in cui si matura, nell’àmbito territoriale regionale, l’obbligo di pagare il debito tributario, e cioè nel senso di fattispecie di riscossione del tributo dalle quali sorge, appunto, tale obbligo di pagamento e che si collegano alla realizzazione del presupposto d’imposta (in tempi diversi, anticipati, coincidenti o successivi, a seconda della disciplina dei singoli tributi). Si tratta, perciò, in armonia con il disposto del sopra citato art. 2, di fattispecie tributarie che attengono al procedimento di riscossione e che, ai fini del suddetto riparto, rilevano con riferimento solo ai tributi riscossi nel territorio siciliano e non a quelli il cui presupposto si sia realizzato nel territorio stesso.
Da quanto sopra risulta che la ratio dell’art. 4 non è quella di fissare un criterio di riparto dei tributi tra Stato e Regione basato sul luogo di realizzazione del presupposto di imposta, prevalente ed alternativo rispetto al criterio basato sul luogo di riscossione previsto dall’art. 2 delle norme di attuazione statutaria. è solo quella di tenere ferma la spettanza alla Regione di tributi “affluiti” ad uffici finanziari situati fuori dalla Sicilia, in quelle specifiche ipotesi in cui tale afflusso sia stato dirottato da uffici finanziari situati nella Regione ad uffici situati all’esterno di essa; e ciò non per il mutamento della disciplina delle modalità di pagamento del singolo tributo, bensí solo per contingenti esigenze «amministrative» (contabili o di organizzazione interna) degli uffici finanziari.
Questa interpretazione è confermata dalla considerazione che, all’epoca, l’intento del legislatore delle norme di attuazione statutaria era quello, eminentemente pratico, di fondare il riparto del gettito tributario tra Stato e Regione su un criterio generale sicuro ed efficiente, agevolmente ricavabile dalla legge – quale quello del luogo di riscossione del tributo, data la tipicità delle forme di riscossione – e non invece su un criterio imperniato sul luogo di realizzazione del presupposto d’imposta; criterio che, indubbiamente, implicava piú complesse ed incerte indagini, anche dogmatiche, circa l’individuazione in concreto di detto presupposto.
2.2.2. – Tali conclusioni sono ulteriormente avvalorate dalla considerazione che il legislatore delle norme statutarie e di attuazione dello statuto, quando ha voluto fare applicazione del criterio di riparto basato sul luogo di realizzazione del presupposto d’imposta, lo ha espressamente stabilito.
Infatti, con gli artt. 37 dello statuto e 7 delle corrispondenti norme di attuazione, esso ha utilizzato questo criterio per la specifica ipotesi in cui imprese industriali e commerciali, private e pubbliche, aventi la sede centrale fuori del territorio della Regione, possiedano in tale territorio stabilimenti ed impianti. In tal caso, le suddette disposizioni stabiliscono che è eccezionalmente riservata alla Regione la quota di imposta relativa al reddito di impresa e di lavoro dipendente riferibile a detti stabilimenti ed impianti. La specificità di tale previsione – limitata, dal punto di vista soggettivo, alle imprese industriali e commerciali ed ai dipendenti di queste e, dal punto di vista oggettivo, alle imposte sui redditi – rende evidente che il criterio del luogo di realizzazione del presupposto costituisce, appunto, solo una tassativa e circoscritta eccezione al criterio generale del luogo di riscossione delle imposte e, pertanto, in quanto di stretta interpretazione, è applicabile ai soli casi previsti dallo statuto e dalle norme di attuazione statutaria, senza possibilità di estensione analogica a casi diversi.
Da tutto ciò consegue l’erroneità della tesi della ricorrente, che, nell’affermare la generalità di tale criterio di riparto, trasforma una limitata e specifica eccezione in una regola generale, con l’effetto, da un lato, di applicarlo indebitamente a casi non contemplati dalle disposizioni che lo prevedono e, dall’altro, di rendere ingiustificatamente inoperante il diverso criterio di riparto basato sul luogo della riscossione, che, come si è visto, è invece l’unico criterio generale previsto dall’art. 2 delle norme di attuazione. (...)
Per ora si parla spesso di una galoppante tensione sociale e disgregazione dell'unità nazionale che potrebbero portare ad un collasso del ordinamento.. Queste sentenze appaiono come una implosione del sistema giuridico per il quale ormai vengono a mancare anche i più solidi riferimenti...
Quali le conclusioni? Intanto non vengono riconosciuti miliardi di euro alle casse regionali ma, per dare una risposta completa -correttamente-, bisogna sempre leggere le motivazioni delle sentenze. Ecco, giusto per avere un quadro completo riporto uno stralcio delle motivazioni della pronunce 115/2010 e 116/2010 della Corte Costituzionale (scusate il post gigantesco):
Sentenza 115/2010
(...) 3.2. – La ricorrente assume che le accise in questione, in quanto si applicano al momento della fornitura del prodotto energetico al consumatore finale (artt. 21 e 26 del citato d.lgs. n. 504 del 1995), vanno qualificate come «imposte sul consumo», che − non costituendo «imposte di produzione», ai sensi della sopra ricordata normativa statutaria − spettano alla Regione Siciliana, con riferimento alle forniture effettuate nel territorio regionale. E ciò ancorché dette accise non siano comprese nell’elenco delle imposte nominativamente attribuite dallo statuto (e dalle correlative norme di attuazione) alla Regione Siciliana.
Tale assunto non è fondato.
3.2.1. − Nello statuto della Regione Siciliana e nella relativa normativa di attuazione non viene utilizzato il termine «accisa», ma sono impiegati esclusivamente i termini, da un lato, «imposta di produzione», nel cui àmbito sono espressamente ricondotte alcune specifiche «imposte di fabbricazione», e, dall’altro, «imposta sul consumo».
In particolare, come si è già accennato, l’art. 36, secondo comma, dello statuto attribuisce allo Stato il gettito delle «imposte di produzione» ed il secondo comma dell’art. 2 delle correlative norme di attuazione ribadisce che «competono allo Stato» le entrate derivanti da tali imposte. L’elenco di dette entrate contenuto nella tabella A) annessa alle medesime norme di attuazione individua nominativamente, tra le «imposte di produzione», varie «imposte di fabbricazione» ed alcuni «proventi derivanti dalla vendita» di determinati beni. Lo statuto non fa mai riferimento alle «imposte sul consumo» e, pertanto, non fissa alcun principio generale di riserva alla Regione di dette imposte. Solo nelle tabelle B) e D) annesse alle norme di attuazione – riguardanti, rispettivamente, i proventi del monopolio tabacchi spettanti allo Stato e varie «Entrate tributarie ed extratributarie doganali il cui gettito è di spettanza regionale» – vengono menzionati alcuni tributi denominati «imposte sul consumo».
Da tale ricognizione normativa si desume che tutte le «imposte di produzione» spettano, come stabilito in via di principio dallo statuto, allo Stato e che, perciò, l’elenco di dette imposte contenuto nella suddetta tabella A) ha carattere meramente esemplificativo. Ne consegue, altresí, che l’espressione «imposte di produzione» è suscettibile di includere altri tributi aventi le medesime caratteristiche delle imposte elencate nella menzionata tabella A). La mancanza invece, in tale sistema di norme, di un corrispondente principio generale di riserva alla Regione delle «imposte sul consumo» comporta che ad essa spettino esclusivamente quelle rientranti nella elencazione tassativa della tabella D) annessa alle norme di attuazione, secondo gli ordinari criteri di riparto del gettito. Anche per le imposte non rientranti né nella nozione di «imposte di produzione» né nell’elenco contenuto nella tabella D) si applicano i diversi criteri di riparto del gettito tra Stato e Regione stabiliti dalle altre norme statutarie e di attuazione statutaria. (...)
Sentenza 116/2010
(...) l’art. 2 delle norme di attuazione statutaria stabilisce il principio generale secondo cui, salvo specifiche eccezioni, spettano alla Regione «tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate». La generalità di tale principio, basato sul luogo in cui si “maturano” le fattispecie di riscossione dei tributi, comporta che, ai fini del riparto del gettito dei tributi erariali tra Stato e Regione Siciliana, l’evocato art. 4 delle medesime norme di attuazione deve essere interpretato in coerenza sistematica con lo stesso art. 2. Ne deriva che l’espressione «fattispecie tributarie maturate nell’ambito regionale», contenuta nel citato art. 4, in quanto si riferisce espressamente ad entrate che «affluiscono […] ad uffici finanziari», va intesa nel senso di fattispecie in cui si matura, nell’àmbito territoriale regionale, l’obbligo di pagare il debito tributario, e cioè nel senso di fattispecie di riscossione del tributo dalle quali sorge, appunto, tale obbligo di pagamento e che si collegano alla realizzazione del presupposto d’imposta (in tempi diversi, anticipati, coincidenti o successivi, a seconda della disciplina dei singoli tributi). Si tratta, perciò, in armonia con il disposto del sopra citato art. 2, di fattispecie tributarie che attengono al procedimento di riscossione e che, ai fini del suddetto riparto, rilevano con riferimento solo ai tributi riscossi nel territorio siciliano e non a quelli il cui presupposto si sia realizzato nel territorio stesso.
Da quanto sopra risulta che la ratio dell’art. 4 non è quella di fissare un criterio di riparto dei tributi tra Stato e Regione basato sul luogo di realizzazione del presupposto di imposta, prevalente ed alternativo rispetto al criterio basato sul luogo di riscossione previsto dall’art. 2 delle norme di attuazione statutaria. è solo quella di tenere ferma la spettanza alla Regione di tributi “affluiti” ad uffici finanziari situati fuori dalla Sicilia, in quelle specifiche ipotesi in cui tale afflusso sia stato dirottato da uffici finanziari situati nella Regione ad uffici situati all’esterno di essa; e ciò non per il mutamento della disciplina delle modalità di pagamento del singolo tributo, bensí solo per contingenti esigenze «amministrative» (contabili o di organizzazione interna) degli uffici finanziari.
Questa interpretazione è confermata dalla considerazione che, all’epoca, l’intento del legislatore delle norme di attuazione statutaria era quello, eminentemente pratico, di fondare il riparto del gettito tributario tra Stato e Regione su un criterio generale sicuro ed efficiente, agevolmente ricavabile dalla legge – quale quello del luogo di riscossione del tributo, data la tipicità delle forme di riscossione – e non invece su un criterio imperniato sul luogo di realizzazione del presupposto d’imposta; criterio che, indubbiamente, implicava piú complesse ed incerte indagini, anche dogmatiche, circa l’individuazione in concreto di detto presupposto.
2.2.2. – Tali conclusioni sono ulteriormente avvalorate dalla considerazione che il legislatore delle norme statutarie e di attuazione dello statuto, quando ha voluto fare applicazione del criterio di riparto basato sul luogo di realizzazione del presupposto d’imposta, lo ha espressamente stabilito.
Infatti, con gli artt. 37 dello statuto e 7 delle corrispondenti norme di attuazione, esso ha utilizzato questo criterio per la specifica ipotesi in cui imprese industriali e commerciali, private e pubbliche, aventi la sede centrale fuori del territorio della Regione, possiedano in tale territorio stabilimenti ed impianti. In tal caso, le suddette disposizioni stabiliscono che è eccezionalmente riservata alla Regione la quota di imposta relativa al reddito di impresa e di lavoro dipendente riferibile a detti stabilimenti ed impianti. La specificità di tale previsione – limitata, dal punto di vista soggettivo, alle imprese industriali e commerciali ed ai dipendenti di queste e, dal punto di vista oggettivo, alle imposte sui redditi – rende evidente che il criterio del luogo di realizzazione del presupposto costituisce, appunto, solo una tassativa e circoscritta eccezione al criterio generale del luogo di riscossione delle imposte e, pertanto, in quanto di stretta interpretazione, è applicabile ai soli casi previsti dallo statuto e dalle norme di attuazione statutaria, senza possibilità di estensione analogica a casi diversi.
Da tutto ciò consegue l’erroneità della tesi della ricorrente, che, nell’affermare la generalità di tale criterio di riparto, trasforma una limitata e specifica eccezione in una regola generale, con l’effetto, da un lato, di applicarlo indebitamente a casi non contemplati dalle disposizioni che lo prevedono e, dall’altro, di rendere ingiustificatamente inoperante il diverso criterio di riparto basato sul luogo della riscossione, che, come si è visto, è invece l’unico criterio generale previsto dall’art. 2 delle norme di attuazione. (...)
venerdì 26 marzo 2010
La Galleria Regionale al Palazzo Abatellis - Alcune Immagini
Un post voluminoso ma con qualche immagine degli interni della Galleria Regionale presso il Palazzo Abatellis. Un invito ad andarlo a visitare per chi non lo avesse ancora fatto..

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giovedì 25 marzo 2010
Fondi per la Manutenzione delle Aree Pedonali in Centro Storico
Con l'augurio che il successo della pedonalizzazione di via Roma porti altre iniziative analoghe e permanenti in altre aree del Centro Storico..
Da Sicilia Informazioni:
L'assessorato comunale al Centro storico di Palermo ha stanziato oltre 400 mila euro per interventi di manutenzione ordinaria delle aree pedonali della città: 200 mila euro per strade, piazze, marciapiedi del centro storico; 214 mila euro per il rinnovo degli impianti di illuminazione, il primo dei quali riguarderà piazza San Domenico; 24 mila euro per altri 10 interventi che saranno realizzati da Amg, in via Maqueda e ai Quattro Canti.
Qui la notizia per intero.
Da Sicilia Informazioni:
L'assessorato comunale al Centro storico di Palermo ha stanziato oltre 400 mila euro per interventi di manutenzione ordinaria delle aree pedonali della città: 200 mila euro per strade, piazze, marciapiedi del centro storico; 214 mila euro per il rinnovo degli impianti di illuminazione, il primo dei quali riguarderà piazza San Domenico; 24 mila euro per altri 10 interventi che saranno realizzati da Amg, in via Maqueda e ai Quattro Canti.
Qui la notizia per intero.
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mercoledì 24 marzo 2010
Il Recupero del Palazzo Massa Pojero
Prosegue -sebbene a rilento, a quanto pare- il recupero del Palazzo Massa Pojero in via Butera. Appartenuto al duca Salvatore Massa passè in proprietà al commerciante Michele Pojero che appose le sue iniziali sul portone, visibili ancora oggi.

martedì 23 marzo 2010
C'Era Più Gente in Via Roma che a Piazza San Giovanni..
Al di fuori di ogni qualsivoglia malevolenza/sarcasmo di carattere politico (sono sincero).. Il provocatorio confronto tra i due dati (150.000 persone ad assistere il Premier in piazza San Giovanni - dato fornito dalla Questura di Roma- e 200.000 persone a passeggiare in via Roma -dato verosimile fornito dagli organizzatori-) registra il peso schiacciante della voglia dei Palermitani di riappropriarsi del proprio Centro Storico. Non la politica nazionale ma una meravigliosa passeggiata tra le bellezze della nostra città.. Un dato che dovrebbe fare riflettere ed incentivare ulteriormente la pedonalizzazione del Centro Storico e il suo definitivo recupero.
Riporto la notizia di LiveSicilia:
'Via Roma in occasione della “Festa di Primavera- Les jardins de Palerme”, ha visto il coinvolgimento di oltre 200 mila persone. I dati sono stati diramati dagli organizzatori. Il weekend che ha visto la chiusura dell’asse viario compreso tra Piazza Giulio Cesare e Via Cavour, è stato caratterizzato dalla partecipazione di tantissimi palermitani e turisti che hanno potuto passeggiare riscoprendo il centro storico, tra concerti ad ingresso gratuito,visite guidate, aperture straordinarie come quella della Gam e molte altre iniziative.
Successo anche per le biciclette affittate per tutta la giornata al prezzo simbolico di un euro, per l’esposizione di auto storiche e per le vetrine che mostravano le creazioni degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Aperte le chiese di san Domenico Sant’Anna, Oratorio di Gesù e Maria, San Matteo, Sant’Agostino.
Il progetto, organizzato dalla VM Agency vede la collaborazione di Confindustria Palermo e degli assessorati comunali al Centro storico, Traffico, Turismo, Cultura, Attività produttive, Verde e arredo urbano, Coldiretti, Cia, con la direzione artistica di Sergio Pausig e la consulenza di Luca Cristiano Raimondo. L’appuntamento è per il prossimo weekend, il 27 e 28 marzo, con nuovi itinerari, manifestazioni culturali e concerti nelle chiese.'
Riporto la notizia di LiveSicilia:
'Via Roma in occasione della “Festa di Primavera- Les jardins de Palerme”, ha visto il coinvolgimento di oltre 200 mila persone. I dati sono stati diramati dagli organizzatori. Il weekend che ha visto la chiusura dell’asse viario compreso tra Piazza Giulio Cesare e Via Cavour, è stato caratterizzato dalla partecipazione di tantissimi palermitani e turisti che hanno potuto passeggiare riscoprendo il centro storico, tra concerti ad ingresso gratuito,visite guidate, aperture straordinarie come quella della Gam e molte altre iniziative.
Successo anche per le biciclette affittate per tutta la giornata al prezzo simbolico di un euro, per l’esposizione di auto storiche e per le vetrine che mostravano le creazioni degli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Aperte le chiese di san Domenico Sant’Anna, Oratorio di Gesù e Maria, San Matteo, Sant’Agostino.
Il progetto, organizzato dalla VM Agency vede la collaborazione di Confindustria Palermo e degli assessorati comunali al Centro storico, Traffico, Turismo, Cultura, Attività produttive, Verde e arredo urbano, Coldiretti, Cia, con la direzione artistica di Sergio Pausig e la consulenza di Luca Cristiano Raimondo. L’appuntamento è per il prossimo weekend, il 27 e 28 marzo, con nuovi itinerari, manifestazioni culturali e concerti nelle chiese.'
lunedì 22 marzo 2010
In Restauro L'Istituto Magistrale Regina Margherita in via del Protonotaro. Nuova Vita per l'Ospizio Grande?
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domenica 21 marzo 2010
L'Istituzione del Parco Archeologico di Himera
Dal Sito di Raffaele Lombardo:
“Presto verra’ Istituito il Parco archeologico di Himera per valorizzare un’area di grande valenza culturale e paesaggistica”.
Lo dice l’assessore regionale per i Beni culturali e per l’Identita’ siciliana, Gaetano Armao, che ha incontrato il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato.
“Sull’area archeologica di Himera – afferma Armao – esistono dei pregevoli studi condotti qualche anno fa dal professore Nicola Bonacasa, dall’Universita’ di Palermo, e dalla Sovrintendenza”.
Qui il link alla notizia per intero
“Presto verra’ Istituito il Parco archeologico di Himera per valorizzare un’area di grande valenza culturale e paesaggistica”.
Lo dice l’assessore regionale per i Beni culturali e per l’Identita’ siciliana, Gaetano Armao, che ha incontrato il sindaco di Termini Imerese, Salvatore Burrafato.
“Sull’area archeologica di Himera – afferma Armao – esistono dei pregevoli studi condotti qualche anno fa dal professore Nicola Bonacasa, dall’Universita’ di Palermo, e dalla Sovrintendenza”.
Qui il link alla notizia per intero
La Candidatura dell'Itinerario Arabo-Normanno di Palermo tra i Patrimoni dell'Umanità
Dal Sito di Raffaele Lombardo, notizia di qualche giorno fa ma che vale assolutamente ulteriore attenzione:
'Lanciata la candidatura dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalu’ tra i Patrimoni dell’Umanita’ (World Heritage List) dell’Unesco. La proposta, gia’ formalizzata al Ministero dei Beni e delle attivita’ culturali dall’assessore regionale per i Beni culturali e per l’identita’ siciliana, Gaetano Armao, e’ stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa a Palermo, nella chiesa di San Giovanni degli Eremiti.'
Qui il link alla notizia per intero
NB Indubbiamente una bella notizia ma io avrei proposto l'inserimento nella Heritage List dell'intero Centro Storico..
Qui invece un parere di Vincenzo Prestigiacomo in merito all'improbabile inserimento proprio del Centro Storico di Palermo
'Lanciata la candidatura dell’itinerario arabo-normanno di Palermo, Monreale e Cefalu’ tra i Patrimoni dell’Umanita’ (World Heritage List) dell’Unesco. La proposta, gia’ formalizzata al Ministero dei Beni e delle attivita’ culturali dall’assessore regionale per i Beni culturali e per l’identita’ siciliana, Gaetano Armao, e’ stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa a Palermo, nella chiesa di San Giovanni degli Eremiti.'
Qui il link alla notizia per intero
NB Indubbiamente una bella notizia ma io avrei proposto l'inserimento nella Heritage List dell'intero Centro Storico..
Qui invece un parere di Vincenzo Prestigiacomo in merito all'improbabile inserimento proprio del Centro Storico di Palermo
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sabato 20 marzo 2010
La Via Roma Chiusa al Traffico.. Una Gran Bella Notizia

Dopo i successi della chiusura di Via Maqueda.. oggi (dalle 15.00) e domani (tutto il giorno) la chiusura di via Roma.
Una ottima notizia, spero sinceramente sia un ulteriore preludio ad una effettiva politica di pedonalizzazione del Centro Storico.
Per ulteriori informazioni visitate il sito dell'Associazione Via Roma http://www.viaromapalermo.it/
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Eventi
Le Motivazioni del Riscatto Sociale Palermitano
Pubblico di seguito parte di una intervista (pubblicata su Sicilianews24) al magistrato Roberto Scarpinato che individua le cause e le motivazioni obbligate per la rinascita -morale e culturale- di Palermo.
Una intervista che condivido pienamente e che, personalmente, vedo così puntuale che non la limiterei al solo fenomeno mafioso (come potrebbe intendersi) ma allo stagnare delle pulsioni sociali limitate ad un semplice sopravvivere. Lo status quo, minando alla base anche il seppur minimo orgoglio siciliano, non potrà essere mai cambiato se non con un vero recupero della dignità sociale.
'(...) Quello che secondo me si dovrebbe fare è riprenderci la televisione di stato, riprenderci la verità. Mantenete alta l'attenzione e ricordate quello che accade, la memoria è importantissima, ricordatevi di Sciascia e di Pasolini, due intellettuali non assoggettati al potere politico. Dobbiamo salvare la scuola pubblica e ai giovani dico: studiate, studiate, studiate perché solo chi conosce la realtà può cambiarla.'
qui il link all'intervista per intero
Una intervista che condivido pienamente e che, personalmente, vedo così puntuale che non la limiterei al solo fenomeno mafioso (come potrebbe intendersi) ma allo stagnare delle pulsioni sociali limitate ad un semplice sopravvivere. Lo status quo, minando alla base anche il seppur minimo orgoglio siciliano, non potrà essere mai cambiato se non con un vero recupero della dignità sociale.
'(...) Quello che secondo me si dovrebbe fare è riprenderci la televisione di stato, riprenderci la verità. Mantenete alta l'attenzione e ricordate quello che accade, la memoria è importantissima, ricordatevi di Sciascia e di Pasolini, due intellettuali non assoggettati al potere politico. Dobbiamo salvare la scuola pubblica e ai giovani dico: studiate, studiate, studiate perché solo chi conosce la realtà può cambiarla.'
qui il link all'intervista per intero
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Riflessioni
venerdì 19 marzo 2010
Ancora Restauri in Via Butera
giovedì 18 marzo 2010
La Galleria delle Vittorie e gli Affreschi di Amorelli. Oggi Conferenza alle 18.00
Oggi alle 18.00 presso l’Oratorio della Carità di San Pietro in Via Maqueda 206 a Palermo conferenza del ciclo “Che FAI Stasera” nell’ambito degli eventi promossi dalla Delegazione FAI di Palermo.La Galleria delle Vittorie e gli affreschi di Amorelli
Intervengono:
Maria Antonietta Spadaro – Storico dell’Arte
Anna Maria Schmidt – Storico dell’Arte
Giulia Ingarao – Storico dell’arte
Rosario Filoramo – Consigliere Comunale
La Delegazione FAI di Palermo, non ultima fra le tante, lancia un grido di allarme per la perdita di uno dei pezzi del Patrimonio Culturale della Città.
NB .. Un'ottima occasione anche per vedere l'Oratorio della Carità di San Pietro..
Per saperne di più. Qui a questo link.
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Eventi
mercoledì 17 marzo 2010
La Mafia e gli Americani nella Seconda Guerra Mondiale
Di seguito un interessante articolo di Repubblica a firma di Attilio Bolzoni e che potete trovare pubblicata da Dagospia a questo link .
Gli americani erano arrivati in Sicilia in estate e avevano subito capito che era un luogo molto speciale. Al Quartier generale alleato di Algeri cominciarono però ad allarmarsi davvero verso l´inizio dell´autunno, quando decisero di spedire in missione a Palermo un giovane capitano dei servizi segreti: volevano un dettagliato rapporto «su un fenomeno che avrà gravi implicazioni per la situazione politica attuale e futura dell´isola e del resto d´Italia». Volevano capire cosa stava succedendo in quel pezzo irrequieto d´Europa liberata.
Il capitano W. E. Scotten contattò le sue fonti nelle province occidentali dell´isola e, dopo qualche settimana, inviò una relazione ai superiori: «A parte le opinioni popolari o gli aspetti politici, questo è un problema estremamente importante: tutti coloro che non ne sono venuti a contatto diretto però hanno serie difficoltà a valutarlo». Fu così che il capitano Scotten scoprì la mafia. E fu così che gli Alleati scoprirono che lo sbarco del 10 luglio del 1943 aveva riportato nell´isola non soltanto la libertà ma anche i suoi vecchi padroni: i boss di Cosa Nostra.
In quel rapporto che l´ufficiale della Military Intelligence inoltrò al brigadiere generale Julius Cecil Holmes - sei pagine custodite nei National Archives di Kew Gardens, alle porte di Londra - c´è la prova di un accordo cercato dagli agenti segreti statunitensi e britannici con la mafia siciliana. Uno dei primi, uno dei tanti.
È un documento in cui si ritrovano le tracce di un negoziato fra gli apparati di sicurezza e le "famiglie", probabilmente la genesi di un patto che porterà nel nostro Paese - decennio dopo decennio e strage dopo strage - all´abitudine "trattativista", al dialogo permanente fra poteri politici e poteri criminali. Da Portella della Ginestra fino a Capaci, dalle spie inglesi agli uomini dei servizi di sicurezza italiani, un intrigo che affonda le sue radici nei mesi che seguirono l´Operazione Husky, nome in codice dell´invasione alleata dell´isola.
È la storia che sembra cronaca. Vicende lontane che si intrecciano con l´attualità più inquietante, le carte del passato che in qualche modo spiegano un presente ancora avvolto nel mistero: lunghe e indisturbate latitanze di capi mafiosi, covi immancabilmente protetti, complicità fra alti funzionari dello Stato e assassini, massacri di Cosa Nostra e depistaggi, bombe di mafia e di Stato.
Il capitano W. E. Scotten sapeva già tutto in quell´autunno di sessantasette anni fa, quando - terminata la sua missione in Sicilia - cominciò a stendere il rapporto da consegnare al generale Holmes che da Palermo dirigeva le grandi manovre belliche sul fronte mediterraneo. Il dossier porta la data del 29 ottobre 1943 (cartella del Foreign Office 371/37327, numero di protocollo R11483) ed è stato archiviato a Kew Gardens alla fine della guerra.
Pubblicato per la prima volta dallo storico Rosario Mangiameli - nel 1980 - in "Annali della facoltà di Scienze politiche" dell´Università di Catania, oggi merita di essere riletto e interpretato per tutto ciò che sta affiorando in Italia sulle collusioni di Cosa Nostra. Oggetto del rapporto: «Memorandum sul problema della mafia in Sicilia». Sulla copertina del dossier, in poche righe ci sono le note di un funzionario del ministero degli Esteri inglese (la firma è illeggibile).
Anche lui aveva ricevuto l´informativa di Scotten. Laconico il suo commento: «Il paragrafo 8 di questo rapporto sostiene che le attività della mafia sono risorte in maniera considerevole dalla data dello sbarco in Sicilia». Ma non era al paragrafo 8 il passaggio più riservato e tortuoso del resoconto di Scotten. Era al paragrafo 13, la parte del dossier che conteneva le «possibili soluzioni per affrontare il problema mafia». E dove, per la prima volta, compariva quella parola: negoziato.
Dopo un´analisi della realtà criminale siciliana, il capitano Scotten suggeriva al generale Holmes come il Governo militare alleato avrebbe dovuto muoversi. E valutava tre ipotesi: «a) un´azione diretta, stringente e immediata per controllare la mafia; b) una tregua negoziata con i capimafia; c) l´abbandono di ogni tentativo di controllare la mafia in tutta l´isola e il [nostro] ritiro in piccole enclaves strategiche, attorno alle quali costituire cordoni protettivi e al cui interno esercitare un governo militare assoluto». L´ufficiale della Military Intelligence riferiva poi ai suoi superiori, nel dettaglio, la praticabilità delle tre soluzioni prospettate.
Il primo punto è riportato al paragrafo numero 14: «La prima soluzione - il controllo della mafia, ndr - richiede un´azione fulminea e decisiva nell´arco di giorni o al massimo di settimane (...) e l´arresto simultaneo e concertato di cinque o seicento capifamiglia - senza curarsi della personalità e delle loro connessioni politiche - affinché siano deportati, senza alcuna traccia di processo, per tutta la durata della guerra (...)». Il secondo punto è al paragrafo numero 15.
Ed è tutto dedicato alla trattativa con i boss di Cosa Nostra. Scrive Scotten: «La seconda soluzione sembra apparentemente quella il cui successo è meno garantito. Ma la sua buona riuscita dipende dall´estrema segretezza di fronte ai siciliani e al personale stesso del Governo Militare Alleato».
E aggiunge il capitano: «Dipende anche dalla personalità del negoziatore e dalla sua abilità nel conquistare la fiducia di questi capimafia da contattare sui seguenti punti: 1) l´unico interesse degli Alleati nel governare la Sicilia consiste nella continuazione dello sforzo bellico; 2) gli Alleati non desiderano interferire negli affari interni della Sicilia e desiderano restituirne il governo al popolo siciliano al momento opportuno; 3) gli Alleati acconsentono a non interferire con la mafia, a patto che questa accetti di desistere da tutte le attività riguardanti il movimento e il commercio di generi alimentari o di altri beni di prima necessità, oppure di prodotti che servono alla prosecuzione della guerra (...) e a patto che la mafia concordi nell´astenersi dall´interferire con il personale e le operazioni del Governo Militare Alleato».
Che cosa, americani e inglesi, avrebbero potuto offrire in cambio? Scotten non ha dubbi: «Questo significa l´accettazione a un certo grado, da parte degli Alleati, del principio dell´omertà, un codice che la mafia comprende e rispetta interamente». In sostanza propone ai superiori un armistizio con i boss: loro non «interferiscono» con gli affari del Governo militare, gli Alleati chiudono gli occhi su tutto il resto.
La terza soluzione ipotizzata dal capitano - ritirarsi in alcune zone della Sicilia e lasciare alla mafia il controllo del territorio - è giudicata dallo stesso ufficiale «debole» e «così da essere interpretata dal nemico [la Germania nazista], dal resto d´Italia e dagli altri Paesi occupati». Una via non praticabile per Scotten: «Ciò significherebbe consegnare la Sicilia per lungo tempo ai poteri criminali».
Come poi sono andate le cose in Sicilia è noto. Gli Alleati non hanno abbandonato l´isola e non hanno mai deportato un solo mafioso. Al contrario. Molti capimafia sono stati i primi sindaci nei paesi della Sicilia liberata, altri boss hanno trafficato con i grandi capi del Governo militare alleato, gli aristocratici e i latifondisti legati a Cosa Nostra sono diventati i «rispettabili» signori che hanno governato l´isola subito dopo il fascismo.
Gli appunti del capitano Scotten raccontano molto di quella stagione. Sul ritorno dei boss: «I contatti da me sostenuti con la popolazione siciliana, concordano pienamente sul seguente fatto: la mafia è rinata. Tale fenomeno non è sfuggito alla sezione Intelligence del Governo militare e all´inviato speciale del Dipartimento di Stato Usa Alfred Nester, ex console americano a Palermo (...) Il terrore della mafia sta rapidamente tornando e, secondo i miei informatori, la mafia si sta ora dotando di armi ed equipaggiamenti moderni, il problema si moltiplicherà creando difficoltà alla Polizia».
Sulla capacità corruttiva di Cosa Nostra: «La popolazione siciliana non crede che i carabinieri o gli altri corpi di polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia. Carabinieri e polizia ricevono individualmente una parte dei guadagni dei vari racket, ma anche intere porzioni di questi introiti».
Sulle infiltrazioni nel Governo militare alleato: «Molti siciliani si lamentano del fatto, ed è la cosa più inquietante, che molti nostri interpreti di origine siciliana provengono direttamente da ambienti mafiosi statunitensi. La popolazione afferma che i nostri funzionari sono ingannati da interpreti e consiglieri corrotti, al punto che vi è il pericolo che essi diventino uno strumento inconsapevole in mano alla mafia».
Alla fine del suo rapporto, il capitano della Military Intelligence descrive il clima che si respira nell´isola negli ultimi mesi del 1943: «Agli occhi dei siciliani, non solo il Governo Militare Alleato non è in grado di affrontare la mafia, ma è arrivato addirittura al punto da essere manipolato.
Ecco perché al giorno d´oggi molti siciliani mettono a raffronto il Governo Militare Alleato e il Fascismo... Sotto il Fascismo la mafia non era stata interamente debellata, ma veniva almeno tenuta sotto controllo. Oggi invece cresce con una velocità allarmante e ha raggiunto addirittura una posizione di rilievo nel Governo militare alleato».
Qualcuno avrà mai risposto per iscritto al capitano Scotten? In qualche scaffale di Kew Gardens si ritroverà mai un´altra carta con le decisioni prese dagli Alleati «per risolvere il problema della mafia»? Basterebbe qualche foglio ingiallito, basterebbe anche una sola pagina per scoprire fino a dove si è spinta la «soluzione B» proposta dall´agente segreto Scotten in missione in Sicilia.
Gli americani erano arrivati in Sicilia in estate e avevano subito capito che era un luogo molto speciale. Al Quartier generale alleato di Algeri cominciarono però ad allarmarsi davvero verso l´inizio dell´autunno, quando decisero di spedire in missione a Palermo un giovane capitano dei servizi segreti: volevano un dettagliato rapporto «su un fenomeno che avrà gravi implicazioni per la situazione politica attuale e futura dell´isola e del resto d´Italia». Volevano capire cosa stava succedendo in quel pezzo irrequieto d´Europa liberata.
Il capitano W. E. Scotten contattò le sue fonti nelle province occidentali dell´isola e, dopo qualche settimana, inviò una relazione ai superiori: «A parte le opinioni popolari o gli aspetti politici, questo è un problema estremamente importante: tutti coloro che non ne sono venuti a contatto diretto però hanno serie difficoltà a valutarlo». Fu così che il capitano Scotten scoprì la mafia. E fu così che gli Alleati scoprirono che lo sbarco del 10 luglio del 1943 aveva riportato nell´isola non soltanto la libertà ma anche i suoi vecchi padroni: i boss di Cosa Nostra.
In quel rapporto che l´ufficiale della Military Intelligence inoltrò al brigadiere generale Julius Cecil Holmes - sei pagine custodite nei National Archives di Kew Gardens, alle porte di Londra - c´è la prova di un accordo cercato dagli agenti segreti statunitensi e britannici con la mafia siciliana. Uno dei primi, uno dei tanti.
È un documento in cui si ritrovano le tracce di un negoziato fra gli apparati di sicurezza e le "famiglie", probabilmente la genesi di un patto che porterà nel nostro Paese - decennio dopo decennio e strage dopo strage - all´abitudine "trattativista", al dialogo permanente fra poteri politici e poteri criminali. Da Portella della Ginestra fino a Capaci, dalle spie inglesi agli uomini dei servizi di sicurezza italiani, un intrigo che affonda le sue radici nei mesi che seguirono l´Operazione Husky, nome in codice dell´invasione alleata dell´isola.
È la storia che sembra cronaca. Vicende lontane che si intrecciano con l´attualità più inquietante, le carte del passato che in qualche modo spiegano un presente ancora avvolto nel mistero: lunghe e indisturbate latitanze di capi mafiosi, covi immancabilmente protetti, complicità fra alti funzionari dello Stato e assassini, massacri di Cosa Nostra e depistaggi, bombe di mafia e di Stato.
Il capitano W. E. Scotten sapeva già tutto in quell´autunno di sessantasette anni fa, quando - terminata la sua missione in Sicilia - cominciò a stendere il rapporto da consegnare al generale Holmes che da Palermo dirigeva le grandi manovre belliche sul fronte mediterraneo. Il dossier porta la data del 29 ottobre 1943 (cartella del Foreign Office 371/37327, numero di protocollo R11483) ed è stato archiviato a Kew Gardens alla fine della guerra.
Pubblicato per la prima volta dallo storico Rosario Mangiameli - nel 1980 - in "Annali della facoltà di Scienze politiche" dell´Università di Catania, oggi merita di essere riletto e interpretato per tutto ciò che sta affiorando in Italia sulle collusioni di Cosa Nostra. Oggetto del rapporto: «Memorandum sul problema della mafia in Sicilia». Sulla copertina del dossier, in poche righe ci sono le note di un funzionario del ministero degli Esteri inglese (la firma è illeggibile).
Anche lui aveva ricevuto l´informativa di Scotten. Laconico il suo commento: «Il paragrafo 8 di questo rapporto sostiene che le attività della mafia sono risorte in maniera considerevole dalla data dello sbarco in Sicilia». Ma non era al paragrafo 8 il passaggio più riservato e tortuoso del resoconto di Scotten. Era al paragrafo 13, la parte del dossier che conteneva le «possibili soluzioni per affrontare il problema mafia». E dove, per la prima volta, compariva quella parola: negoziato.
Dopo un´analisi della realtà criminale siciliana, il capitano Scotten suggeriva al generale Holmes come il Governo militare alleato avrebbe dovuto muoversi. E valutava tre ipotesi: «a) un´azione diretta, stringente e immediata per controllare la mafia; b) una tregua negoziata con i capimafia; c) l´abbandono di ogni tentativo di controllare la mafia in tutta l´isola e il [nostro] ritiro in piccole enclaves strategiche, attorno alle quali costituire cordoni protettivi e al cui interno esercitare un governo militare assoluto». L´ufficiale della Military Intelligence riferiva poi ai suoi superiori, nel dettaglio, la praticabilità delle tre soluzioni prospettate.
Il primo punto è riportato al paragrafo numero 14: «La prima soluzione - il controllo della mafia, ndr - richiede un´azione fulminea e decisiva nell´arco di giorni o al massimo di settimane (...) e l´arresto simultaneo e concertato di cinque o seicento capifamiglia - senza curarsi della personalità e delle loro connessioni politiche - affinché siano deportati, senza alcuna traccia di processo, per tutta la durata della guerra (...)». Il secondo punto è al paragrafo numero 15.
Ed è tutto dedicato alla trattativa con i boss di Cosa Nostra. Scrive Scotten: «La seconda soluzione sembra apparentemente quella il cui successo è meno garantito. Ma la sua buona riuscita dipende dall´estrema segretezza di fronte ai siciliani e al personale stesso del Governo Militare Alleato».
E aggiunge il capitano: «Dipende anche dalla personalità del negoziatore e dalla sua abilità nel conquistare la fiducia di questi capimafia da contattare sui seguenti punti: 1) l´unico interesse degli Alleati nel governare la Sicilia consiste nella continuazione dello sforzo bellico; 2) gli Alleati non desiderano interferire negli affari interni della Sicilia e desiderano restituirne il governo al popolo siciliano al momento opportuno; 3) gli Alleati acconsentono a non interferire con la mafia, a patto che questa accetti di desistere da tutte le attività riguardanti il movimento e il commercio di generi alimentari o di altri beni di prima necessità, oppure di prodotti che servono alla prosecuzione della guerra (...) e a patto che la mafia concordi nell´astenersi dall´interferire con il personale e le operazioni del Governo Militare Alleato».
Che cosa, americani e inglesi, avrebbero potuto offrire in cambio? Scotten non ha dubbi: «Questo significa l´accettazione a un certo grado, da parte degli Alleati, del principio dell´omertà, un codice che la mafia comprende e rispetta interamente». In sostanza propone ai superiori un armistizio con i boss: loro non «interferiscono» con gli affari del Governo militare, gli Alleati chiudono gli occhi su tutto il resto.
La terza soluzione ipotizzata dal capitano - ritirarsi in alcune zone della Sicilia e lasciare alla mafia il controllo del territorio - è giudicata dallo stesso ufficiale «debole» e «così da essere interpretata dal nemico [la Germania nazista], dal resto d´Italia e dagli altri Paesi occupati». Una via non praticabile per Scotten: «Ciò significherebbe consegnare la Sicilia per lungo tempo ai poteri criminali».
Come poi sono andate le cose in Sicilia è noto. Gli Alleati non hanno abbandonato l´isola e non hanno mai deportato un solo mafioso. Al contrario. Molti capimafia sono stati i primi sindaci nei paesi della Sicilia liberata, altri boss hanno trafficato con i grandi capi del Governo militare alleato, gli aristocratici e i latifondisti legati a Cosa Nostra sono diventati i «rispettabili» signori che hanno governato l´isola subito dopo il fascismo.
Gli appunti del capitano Scotten raccontano molto di quella stagione. Sul ritorno dei boss: «I contatti da me sostenuti con la popolazione siciliana, concordano pienamente sul seguente fatto: la mafia è rinata. Tale fenomeno non è sfuggito alla sezione Intelligence del Governo militare e all´inviato speciale del Dipartimento di Stato Usa Alfred Nester, ex console americano a Palermo (...) Il terrore della mafia sta rapidamente tornando e, secondo i miei informatori, la mafia si sta ora dotando di armi ed equipaggiamenti moderni, il problema si moltiplicherà creando difficoltà alla Polizia».
Sulla capacità corruttiva di Cosa Nostra: «La popolazione siciliana non crede che i carabinieri o gli altri corpi di polizia siano in grado di affrontare la mafia. Li ritiene corrotti, deboli e, in molti casi, in combutta con la stessa mafia. Carabinieri e polizia ricevono individualmente una parte dei guadagni dei vari racket, ma anche intere porzioni di questi introiti».
Sulle infiltrazioni nel Governo militare alleato: «Molti siciliani si lamentano del fatto, ed è la cosa più inquietante, che molti nostri interpreti di origine siciliana provengono direttamente da ambienti mafiosi statunitensi. La popolazione afferma che i nostri funzionari sono ingannati da interpreti e consiglieri corrotti, al punto che vi è il pericolo che essi diventino uno strumento inconsapevole in mano alla mafia».
Alla fine del suo rapporto, il capitano della Military Intelligence descrive il clima che si respira nell´isola negli ultimi mesi del 1943: «Agli occhi dei siciliani, non solo il Governo Militare Alleato non è in grado di affrontare la mafia, ma è arrivato addirittura al punto da essere manipolato.
Ecco perché al giorno d´oggi molti siciliani mettono a raffronto il Governo Militare Alleato e il Fascismo... Sotto il Fascismo la mafia non era stata interamente debellata, ma veniva almeno tenuta sotto controllo. Oggi invece cresce con una velocità allarmante e ha raggiunto addirittura una posizione di rilievo nel Governo militare alleato».
Qualcuno avrà mai risposto per iscritto al capitano Scotten? In qualche scaffale di Kew Gardens si ritroverà mai un´altra carta con le decisioni prese dagli Alleati «per risolvere il problema della mafia»? Basterebbe qualche foglio ingiallito, basterebbe anche una sola pagina per scoprire fino a dove si è spinta la «soluzione B» proposta dall´agente segreto Scotten in missione in Sicilia.
Immagini d'Epoca - La Porta Maqueda e il Castello a Mare

Due bella immagine (peccato per le scritte, ma rendono l'idea..) del Castellammare e della Porta Maqueda prese da ebay (per chi volesse, ad ora ancora in vcendita..). Interessante la didascalia del Castellammare: '(..) demolito per ordine di Garibaldi'.
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martedì 16 marzo 2010
La Linea Continua che -Dopo Secoli- Lega Ancora Palermo alla Spagna
La storia la conosciamo tutti e sappiamo come i catalani cinquecento anni fa vivevano a Palermo e incrementarono i commerci e la resero ancora più florida. Una storia che sembra distante eppure basta poco a 'riavvicinarla' poichè le testimonianze architettoniche sono oggi ancora presenti e ben visibili in Centro Storico. Di seguito ho allegato alcuni dettagli di un monumento simbolico della cultura catalana in Spagna (la Loggia della Seta a Valencia) e alcune immagini scattate a Palermo. Si tratta di pochi esempi ma potrebbero essercene molti altri. Così, giusto per ulteriormente tracciare quella linea che storicamente ci unisce al passato catalana e per evidenziare la ricchezza della storia (ancora attuale perchè ancora visibile) di Palermo.
lunedì 15 marzo 2010
La Chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri
In questo post alcune immagini pubblicate dall'Associazione Identità Giovane su Facebook. Le foto, veramente interessanti, scattate da Gianluca Pipitò documentano le condizioni disastrose in cui versa la Chiesa di Santa Sofia, risequestrata recentemente. Un vero peccato..
Di seguito il testo della nota con la storia della Chiesa e l'appello rivolto al FEC:
La congregazione di Santa Sofia dei Tavernieri, di origine Lombarda, era già esistente nel 1545 poiché di questo periodo è la supplica che essa fece al Senato Palermitano per la costruzione della propria Cappella dedicata a Santa Sofia, come riportato nei Registri di quell’anno: I Tavernari da antico tempo uniti sotto consolato, avean per loro protettrice Santa Sofia: onde ne’ registri del Senato nel 1545 a foglio 202 si legge una supplica fatta da tavernari al Senato per pagarsi a Santa Sofia. Prima della costruzione della propria Chiesa, la congregazione era ospitata nella Chiesa del SS. Crocifisso all’Albergheria.
In seguito i rettori della confraternita di Santa Sofia iniziarono le pratiche per la costruzione della propria Chiesa ed a tale scopo i consiglieri acquistarono presso la piazza del Garraffo un magazzino. L’atto di vendita venne rogato dal Notaio Giulio Trabona il 23 febbraio 1589.
La data di costruzione della Chiesa si attesterebbe tra il 1589 ed il 1590.
Nel 1606, i Tavernieri, per l’aumento del numero degli aderenti alla confraternita, acquistarono alcune case attigue alla Chiesa costruita ed ampliarono la fabbrica.
La festa di Santa Sofia si celebrava la prima domenica di ottobre.
Nel 1925 all’interno della Chiesa di Santa Sofia si costituì la confraternita di Maria SS. Addolorata degli Invalidi e Mutilati di Guerra che vi rimase fino allo scioglimento della confraternita titolare avvenuta nel 1939, oggi tale confraternita ha sede a San Matteo ed ha richiesto più volte la Chiesa al F.E.C.
SIAMO ANCORA IN ATTESA DI RISPOSTE!!


Di seguito il testo della nota con la storia della Chiesa e l'appello rivolto al FEC:
La congregazione di Santa Sofia dei Tavernieri, di origine Lombarda, era già esistente nel 1545 poiché di questo periodo è la supplica che essa fece al Senato Palermitano per la costruzione della propria Cappella dedicata a Santa Sofia, come riportato nei Registri di quell’anno: I Tavernari da antico tempo uniti sotto consolato, avean per loro protettrice Santa Sofia: onde ne’ registri del Senato nel 1545 a foglio 202 si legge una supplica fatta da tavernari al Senato per pagarsi a Santa Sofia. Prima della costruzione della propria Chiesa, la congregazione era ospitata nella Chiesa del SS. Crocifisso all’Albergheria.
In seguito i rettori della confraternita di Santa Sofia iniziarono le pratiche per la costruzione della propria Chiesa ed a tale scopo i consiglieri acquistarono presso la piazza del Garraffo un magazzino. L’atto di vendita venne rogato dal Notaio Giulio Trabona il 23 febbraio 1589.
La data di costruzione della Chiesa si attesterebbe tra il 1589 ed il 1590.
Nel 1606, i Tavernieri, per l’aumento del numero degli aderenti alla confraternita, acquistarono alcune case attigue alla Chiesa costruita ed ampliarono la fabbrica.
La festa di Santa Sofia si celebrava la prima domenica di ottobre.
Nel 1925 all’interno della Chiesa di Santa Sofia si costituì la confraternita di Maria SS. Addolorata degli Invalidi e Mutilati di Guerra che vi rimase fino allo scioglimento della confraternita titolare avvenuta nel 1939, oggi tale confraternita ha sede a San Matteo ed ha richiesto più volte la Chiesa al F.E.C.
SIAMO ANCORA IN ATTESA DI RISPOSTE!!


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domenica 14 marzo 2010
Il 16 Marzo il Ciclo di Incontri 'Palermo, Storia e Identità" al Palazzo Steri
Martedì 16 marzo 2010 alle ore 17.00 presso la Sala Magna dello Steri il Prof. Henry Bresc dell’Università di Parigi terrà la proslusione al ciclo di incontri “Palermo, storia e identità” organizzato dalla Fondazione Salvare Palermo e dalla Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo.
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Eventi
Ripartono i Lavori alla Chiesa di San Giovanni all'Origlione
Lo scrive Vincenzo Prestigiacomo su La Sicilia di ieri:
'Dopo una lunga pausa di tre anni sono ripartiti i lavori di massima urgenza a San Giovanni dell'Origlione, che si trova nell'omonima piazzetta. Per questo edificio religioso sono in corso interventi al sistema delle coperture. All'interno le infiltrazioni di acqua hanno fatto crollare una parte dell'intonaco e dell'incannucciato. I lavori sono effettuati dall'impresa Rizzo di San Giuseppe Jato. (...)'
'Dopo una lunga pausa di tre anni sono ripartiti i lavori di massima urgenza a San Giovanni dell'Origlione, che si trova nell'omonima piazzetta. Per questo edificio religioso sono in corso interventi al sistema delle coperture. All'interno le infiltrazioni di acqua hanno fatto crollare una parte dell'intonaco e dell'incannucciato. I lavori sono effettuati dall'impresa Rizzo di San Giuseppe Jato. (...)'
Notizia molto importante sia per la imponente chiesa di San Giovanni all'Origlione, ingabbiata ormai da troppo tempo ma anche per quanto riguarda il post precedente visto che il proprietario della Chiesa di San Giovanni è, ancora lui, il FEC del Ministero dell'Interno. Il sequestro di ieri della Chiesa di Santa Sofia allora potrebbe veramente smuovere qualcosa...
sabato 13 marzo 2010
Nuovo Sequestro per la Chiesa di Santa Sofia
Speriamo che stavolta si sblocchi veramente qualcosa... Sequestrata anche la settecentesca Villa Arena. Denunciate 22 persone.
Il proprietario della Chiesa di Santa Sofia, edificata dai lombardi e appartenuta alla maestranza dei tavernieri, è il Ministero dell'Interno attraverso il Fondo Edifici di Culto. La chiesa è stata resa irriconoscibile dai bombardamenti dellla Seconda Guerra Mondiale.
Il sequestro ne segue un altro, allo stesso immobile, già eseguito nel 2007. Al quale seguì il silenzio.
Mi auguro anche che venga riaperta la strada tra la Piazzetta Santa Sofia e il Vicolo Paterna, resa inutilizzabile perchè chiusa e sopraelevata.
Qui il click all'articolo di Sicilia Informazioni.
Il proprietario della Chiesa di Santa Sofia, edificata dai lombardi e appartenuta alla maestranza dei tavernieri, è il Ministero dell'Interno attraverso il Fondo Edifici di Culto. La chiesa è stata resa irriconoscibile dai bombardamenti dellla Seconda Guerra Mondiale.
Il sequestro ne segue un altro, allo stesso immobile, già eseguito nel 2007. Al quale seguì il silenzio.
Mi auguro anche che venga riaperta la strada tra la Piazzetta Santa Sofia e il Vicolo Paterna, resa inutilizzabile perchè chiusa e sopraelevata.
Qui il click all'articolo di Sicilia Informazioni.
giovedì 11 marzo 2010
Associazione Amo Palermo
Registro l'attenzione di molti palermitani alla propria città ma anche la voglia di partecipare attivamente allo sviluppo, progresso e recupero dei beni culturali di Palermo. A questo punto rispolvero l'idea avanzata da due assidui lettori di costituire una associazione 'Amo Palermo'? Che ne pensate? Chi parteciperebbe?
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martedì 9 marzo 2010
Recuperi in Via Magione
lunedì 8 marzo 2010
Il Restaurato Palazzo Vatticani in Salita Sant'Antonino.
sabato 6 marzo 2010
Immagini d'Epoca - Piazza Sant'Agata alla Guilla
Meravigliosa.. si distingue il Palazzo Sant'Isidoro ma anche l'edificio di fronte, oggi inesistente e dove il Comune di Palermo ha finanziato, al suo posto, un giardino.. (fonte: collezione Pezzillo, visionabile in questo link)
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