venerdì 17 ottobre 2008

La Sicilia che si Accosta al Federalismo.

Alcune dichiarazioni interessanti che riassumono una -era ora- presa di posizione seria.
Intanto la nota esplicativa che viene da Sacconi e che delinea pregi e svantaggi della nuova 'era federalista'. Più che svantaggi direi forse 'minacce incombenti':
''Secondo i criteri che vogliamo adottare molte delle citta' italiane sarebbero politicamente fallite''. Cosi' il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, intervenendo ad Antenna Tre Nordest e rispondendo ad una domanda sul federalismo fiscale.''Il federalismo fiscale - ha sottolineato - e' una grande opportunita' per il Mezzogiorno perche' determinera' il passaggio dalla irresponsabilita' alla responsabilita' di quelle classi dirigenti. Vuol dire certezza di parita' di opportunita' di tutte le regioni di erogare servizi essenziali''.''Ma se non si e' in grado di amministrare bene quelle risorse, scatta l'aumento della pressione fiscale fino ad un certo punto, e da quel punto in poi scatta invece il fallimento politico, cioe' il commissariamento e il ricorso al voto'' . In base al metro che il governo intende assumere, secondo Sacconi, ''molte delle citta' e regioni italiane oggi sarebbero fallite''. (ASCA)

e qui di seguito invece la presa di posizione vera e propria. Finalmente una presa di coscienza delle potenzialità dell'autonomia statutaria. Questa sì che si può veramente e finalmente intendere come'difesa': La giunta regionale siciliana, presieduta da Raffaele Lombardo, nella terda serata di ieri ha approvato il ricorso alla Consulta, per questione di legittimita' costituzionale, di alcuni articoli della legge n.133 del 6 agosto 2008, riguardante le ''Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria''. In particolare l'art. 11, sul piano casa, nei commi 4, 8 e 12, l'articolo 13, commi 1, 2 e 3, sulla valorizzazione del patrimonio residenziale pubblico, il comma 7 dell'art. 77 quater che avrebbe come effetto che tutte le entrate della Regione Siciliana, comprese quelle tributarie, non affluirebbero piu' direttamente alla Cassa regionale ma presso la Tesoreria di Stato e l'art. 83, commi 21 e 22, in quanto in contrasto con l'art. 36 dello Statuto. (ASCA)

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