martedì 5 agosto 2008

La Vera Storia dei Mille in Sicilia.. Un Po' di Sano Revisionismo

Qualche giorno fa Raffaele Lombardo condivide pubblicamente la scelta dell'abbattimento delle lapidi a ricordo di Garibaldi .. per tutta risposta parte del mondo accademico reagisce in questo modo:

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Abbiamo letto le deliranti dichiarazioni dell’onorevole Raffaele Lombardo su Cavour, Garibaldi, Crispi, Bixio e l’unità d’Italia, che fanno seguito a quelle su Omero di qualche mese addietro. Esprimiamo la nostra viva preoccupazione per il modo come ai più alti vertici istituzionali siciliani si voglia stravolgere la storia d’Italia e della Sicilia.

Giuseppe Giarrizzo, Francesco Renda, Orazio Cancila, Salvatore Fodale, Angelo Sindoni, Salvatore Lupo, Enrico Iachello, Ninni Picone, Giovanni Ruffino, Salvatore Nicosia, Cuchita Rinaldi, Enzo Guarrasi, Guido Pescosolido, Salvo Di Matteo, Claudio Torrisi, Antonio De Francesco, Franco Lo Piparo, Federico Martino, Ninni Giuffrida, Giuseppe Carlo Marino, Giacomo Dentici, Vittorio Sciuti Russi, Giovanni Rosciglione, Domenico Ligresti, Franco Benigno, Andrea Romano, Mario Centorrino, Piero David, Fabrizio Fasulo, Alessandro Bellavista, Paolo Militello.

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Ripeto: parte del mondo accademico perchè proprio da un professore universitario ricevo un link ad un articolo tratto da SiciliaInformazioni, che pubblico, e che personalmente trovo molto interessante e veritiero nel resoconto dei fatti (più o meno conoscevo già la storia). Giusto per capire chi fosse e che rappresentasse l'Eroe dei Due Mondi. Giusto ad ad onor del vero...



L'articolo di Siciliainformazioni



'L’impresa di Garibaldi, scaturisce dall’appoggio degli Illuminati, e dalla massoneria inglese,e si concreta in un ’alleanza tattica strategica e militare con la mafia senza il cui sostegno sarebbe naufragata .
I mafiosi avevano armi e cavalli conoscevano strade e percorsi ad altri ignoti, e facevano, per mestiere e natura, i capipopolo.
E’ storicamente ben documentata,è la presenza nelle file garibaldine dei mafiosi Miceli e Badia il cui l’apporto fu determinante e di altri meno noti insieme ai contadini e “picciotti” radunati da alcuni nobili, tra cui Rosolino Pilo dei conti di Capaci.
Il 6 maggio 1860 Garibaldi partí da Quarto sui vapori Piemonte e Lombardo acquistati con un atto stipulato a Torino la sera del 4 maggio dal notaio Gioacchino Vincenzo Baldioli tra Rubattino, venditore, e Giacomo Medici, in rappresentanza di Garibaldi, acquirente. Garanti del pagamento furono il re Vittorio Emanuele II e Camillo Benso conte di Cavour. Il giorno 7 Garibaldi nel porto di Talamone, venne rifornito dalle truppe piemontesi, comandate dal maggiore Giorgini, di 4 cannoni, alcune centinaia di fucili e centomila proiettili e dopo aver imbarcato carbone e altre armi a Orbetello, ripartì .
Della spedizione che venne finanziata dal governo inglese con una cassa di piastre d’oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) che sbarcò a Marsala il giorno 11 dello stesso mese facevano parte 1.089 uomini tra cui 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti. che provenivano per oltre la metà dalla Lombardia e dal Veneto, poi, in ordine decrescente toscani, parmensi, modenesi
A presidio delle acque siciliane vi erano la : pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal capitano Acton) ed il vapore armato Capri,comandato dal capitano Marino Caracciolo della marina reale borbonica .
Benché a tiro della Stromboli e del Capri non fu sparato un colpo per fermare i vascelli Garibaldini,anche per la presenza delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano nei pressi .
Solo dopo due ore dallo sbarco ,il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenatosi , venne catturato e rimorchiato a Napoli.
Il governo borbonico, tramite il ministro Carafa, si limitò ad una semplice protesta contro l’ atto di pirateria sostenuto dal Piemonte.
Il giorno 13 Garibaldi, a Salemi, con il sostegno del barone Sant’Anna, si autoproclamò dittatore della Sicilia.
Inspiegabile è che il governatore Borbonico Castelcicala pur avendo a sua disposizione , comandate dal generale Landi. circa tremila uomini, inviò da Alcamo il giorno 14 un solo battaglione verso Calatafimi, con l’ordine di non attaccare il nemico e, se attaccato, di ... ritirarsi.
Il maggiore Sforza, comandante dell’8° Cacciatori, con sole quattro compagnie, si scontrò il giorno 15 con i garibaldini, che vennero sgominati e si rifugiarono sulle colline, ove furono inseguiti dallo Sforza.
Sembrava fatta .gli insorti erano allo sbando .Senza addestramento e disciplina era un gioco da ragazzi annientare quelle orde di sbantati. Il comandante ,generale Landi,tuttavia,invece di inviare altre forze come era logico ed opportuno per l’annientamento del nemico, ordinò la ritirata senza neanche avvisare lo Sforza, il quale avendo terminate le munizioni fu costretto a riportare i suoi verso il grosso che si stava incredibilmente allontanando,in direzione di Palermo.
Si scoprì più tardi che il Landi aveva ricevuto dai carbonari una fede di credito di quattordicimila ducati come prezzo del suo tradimento.
La cosa più incredibile fu che Landi non fu nemmeno sottoposto al giudizio di una corte marziale ma semplicemente sollevato dal comando dal generale Lanza,il quale inviò come truppe di contrasto agli invasori dalla giubba rossa , il giorno 21 due colonne militari, una formata dal 3° battaglione estero, comandata dal maggiore Von Meckel, e l’altra formata dal 9° Cacciatori, comandata dal maggiore Ferdinando Beneventano del Bosco, per un totale di tremila uomini con quattro obici da montagna.
Un primo scontro avvenne a Partinico, ove circa mille “filibustieri” furono rapidamente messi in fuga da Von Meckel. In questo scontro morì Rosolino Pilo.Il resto delle armate garibaldine, con lo stesso Garibaldi, si rifugiò sul monte Calvario. Il giorno successivo, al primo attacco dei borbonici, Garibaldi, quasi circondato, fuggì fortunosamente nella notte con il resto delle sue truppe verso Corleone.
Giunti al quadrivio di Ficuzza, i Garibaldini si divisero in due gruppi uno con alla testa Garibaldi si diresse verso Palermo, l’altro al comando di Orsini prese la strada per Corleone. Ad inseguire Garibaldi furono i reparti di Von Meckel, mentre le truppe di del Bosco inseguirono l’Orsini,il quale attestatosi a Corleone, fu immediatamente investito dalle truppe borboniche che, con un rapido e violento assalto, lo neutralizzarono completamente.
Von Meckel, intanto, aveva saggiamente inviato velocemente il grosso delle sue truppe con al comando il maggiore Colonna a posizionarsi al ponte delle Teste, poco fuori Palermo, per tagliare la strada ai filibustieri, i quali stretti tra due fuochi sarebbero stati facilmente sbaragliati.
Il generale Lanza, che aveva lasciato praticamente sguarnite le porte S. Antonino e Termini, ordinò al Colonna, che non aveva ancora fatto in tempo a posizionarsi, di entrare in città e di acquartierarsi, cosicché quegli ingressi alla città rimasero difesi appena da 260 reclute.
Garibaldi, nel frattempo era stato rafforzato da tremila e cinquecento uomini raccolti nella delinquenza,e nella mafia palermitana , nella notte tra il 26 ed il 27 maggio assalì Palermo attraverso la porta S. Antonino, avendo facilmente la meglio sulle sparute e coscientemente mal dirette truppe borboniche.
Le forze lealiste agli ordini del Lanza di stanza a Palermo in quel momento erano di circa sedicimila uomini,rinchiusi nei forti di Quattroventi, Palazzo, Castellammare e Finanze.
All’alba del 28 da Napoli giunsero a Palermo il 1° ed il 2° battaglione esteri inviati da Re Francesco II. Le truppe erano già pronte per entrare in azione, ma il Lanza ordinò incredibilmente che rimanessero sui bastimenti fino al giorno 29, quando diede ordine di farle sbarcare per rinserrarle nel palazzo reale. Nel frattempo a tarda sera del 28 era arrivato il grosso delle truppe del Von Meckel a Villabate, tre miglia distante da Palermo.
Nel porto di Palermo in quei giorni l’Armata di Mare del regno delle due sicilie era formata da quattro fregate a vapore ed una a vela in prima fila; in seconda fila una corvetta a vapore, tre avvisi ed una pirofregata con tre vapori armati; in terza fila dodici bastimenti mercantili.
L’Armata di Mare,si era limitata a scortare i convogli ed al trasferimento di truppe da un porto all’altro. Per tutta la giornata del 28, la pirofregata Ercole, comandata dal capitano di fregata Carlo Flores, aveva bombardato la città con i suoi obici paixhans calibro 68, provocando inutili danni. Nel porto vi erano anche navi piemontesi che impunemente rifornivano i garibaldini di armi e munizioni. Garibaldi, praticamente indisturbato, s’impossessò del palazzo Pretorio, designandolo a suo quartier generale. Poi liberò circa mille delinquenti comuni dal carcere della Vicaria e dal Bagno dei condannati, aggregandoli alle sue bande che assommarono così a circa cinquemila persone.
Le truppe di Von Meckel, all’alba del 30 attaccarono i garibaldini, sfondando con i cannoni Porta di Termini ed eliminando via via tutte le barricate che incontravano. L’irruenza del comandante svizzero fu tale che arrivò rapidamente alla piazza della Fieravecchia. Nel mentre si accingeva ad assaltare anche il quartiere S. Anna, vicino al palazzo di Garibaldi, che praticamente non aveva più vie di scampo, arrivarono i capitani di Stato Maggiore Michele Bellucci e Domenico Nicoletti con l’ordine del Lanza di sospendere i combattimenti perché ... era stato fatto un armistizio.
La rabbia dei soldati fu tale che vi furono episodi di disobbedienza con il proposito di combattere comunque nella notte, ma vennero fermati dal colonnello Buonopane per il fatto che “non era finita la tregua” .
Il Garibaldi ed il Türr, insieme agli emissari borbonici Letizia e Chretien, si recarono il 31 maggio sul vascello inglese Annibal, ove, presenti anche ufficiali americani, conclusero i patti dell’armistizio. Il Garibaldi, il giorno dopo, annunciò boriosamente che aveva concesso la tregua per umanità. Tra gli accordi, però, pose come condizione che venisse consegnato al Crispi il denaro del Banco delle Due Sicilie di Palermo e scambiati i prigionieri. I garibaldini si impossessarono così di oltre cinque milioni di ducati in oro e argento. Tale somma, che successivamente venne impiegata in parte per la “conversione” di altri ufficiali duosiciliani, fu distribuita ai garibaldini, compresi i capi.
L’8 giugno le truppe duosiciliane, composte da oltre 24.000 uomini, lasciarono Palermo per recarsi ai Quattroventi per imbarcarsi, tra lo stupore della popolazione che non riusciva a capire come un esercito così numeroso si fosse potuto arrendere senza quasi neanche avere combattuto. La rabbia dei soldati la interpretò un soldato dell’8° di linea che, al passaggio a cavallo di Lanza, uscì dalle file e gli disse “Eccellé, o’ vvì quante simme. E ce n’avimma î accussì?” Ed il Lanza gli rispose : “Va via, ubriaco!”. (...) '

da "Geometria del male" di Sigismondo Panvini

4 commenti:

  1. Mi sembra un po' impreciso però il succo è giusto ed ha il sapore amaro della verità. In fondo l'Italia è una creazione politica di altri paesi che ci hanno costretto all'unione. Infatti si vedono i risultati. Siamo tanto diversi dagli "italiani" del nord e purtroppo costretti alla coabitazione. Quello che più dispiace è che negli anni "loro" hanno confermato una forza economica che gli permette di blaterale e di lamentarsi del Sud-zavorra. Noi questo non ce lo possiamo permettere. Belli i gesti di Lombardo, un ultimo colpo di coda di un latente orgoglio siciliano. Oltre a quello però, ormai purtroppo, non trovo altri significati.

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  2. Se lasciassimo riposare nelle loro tombe gli eroi di ieri, forse riusciremmo ad occuparci meglio dei cialtroni di oggi...
    fritz

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  3. su, su, su...... facciamo due conti 1000 persone, male armate e senza disciplina, contro 30000 soldati dell'esercito borbonico, addestrati, bene armati e che conoscevano il territorio. Come si fa a parlare di Garibaldi come un eroe?? Eppoi che eroe..... leccaculo degli inglesi e accompagnato da gente come Bixio che non ci pensò due volte ad uccidere innocenti in giro per la Sicilia. Eroe dei due mondi? eroe dei miei stivali....

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  4. La storia "vera" di Garibaldi e dei Mille è nota da sempre ed il vezzo (non solo italiano) di mistificare e adattare la storia alle esigenze politiche non è certo una novità.
    Garibaldi, soldato di ventura - oggi si direbbe mercenario - senza l'aiuto della mafia, senza i "picciotti" pagati dai nobili e notabili siciliani che avevano avuto in cambio la promessa da Cavour (mantenuta) di aver poi mano libera in Sicilia e senza i soldi per pagare le spese dell'avventura non avrebbe neppure preso in considerazione la spedizione. Ma gli eroi servono al potere... Oggi ci sono rimasti quelli televisivi (calcio in testa) in cui la gente che non ha opinioni proprie, si identifica e le opinioni.. beh, copia quelle degli altri.
    Ma anche se con mezzi diversi, da sempre è stato così, le masse si controllano con gli eroi, le grandi promesse mai mantenute, la mistificazione dei fatti, la povertà - anche e sopratutto intellettuale.
    Quanto a Palermo - non mi stancherò mai dire che ogni città non è altro che l'immagine dei suoi abitanti e dell'espressione politica che questi riescono ad esprimere.
    Roberto - Palermo

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