mercoledì 30 luglio 2008

Il DDL Calderoli. I Primi Passi del Federalismo Fiscale all'Italiana e le Reazioni Siciliane

La rinomata e premiata bozza Calderoli alla fine include anche il fondo perequativo per le regioni maggiormente svantaggiate.. non poteva essere altrimenti. E da qui ha inizio un dialogo condiviso sulla prossima Italia Federalista.
La Reuters riporta le parole del ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli
"
Ciascuna [Regione] avrà a disposizione un paniere in cui ci saranno delle percentuali flessibili e che ciascuno si sceglierà", ha detto il ministro a margine della Conferenza. "Nel caso in determinate Regioni meno sviluppate (non si riesca a coprire le spese con entrate proprie) c'è un fondo perequativo che va a coprire la differenza tra l'entrata e la spesa". Calderoli ha spiegato che "la spesa storica sarà dimenticata" e che sarà utilizzato un nuovo riferimento relativo i cosiddetti "costi standard": il passaggio tra il primo e il secondo modello avverrà in un periodo di transizione.
Non ci sono tuttavia notizie in merito alla durata della transizione. Ci sono però altre novità nei 19 articoli della bozza Calderoli, ddl di attuazione dell'art.119 della Costituzione. Si volta pagina sulla finanza derivata e si assegnano nuove competenze alle regioni. Sanità, istruzione e assistenza sociale. Con i relativi costi però.. Sulla Sanità si paral di un finanziamento integrale basato sui costi standard e delle prestazioni standard. Sta a vedere che voci verranno incluse e quali no.
Il Sole 24 ore precisa che il nuovo modello di Calderoli è un federalismo 'un po' alla catalana, all'irlandese e alla tedesca. La via italiana al federalismo fiscale parte da tanti modelli e da nessuno. Neppure dal "modello lombardo". Ma con la certezza di un finanziamento integrale per sanità, istruzione e assistenza. Con l'Irap in prospettiva destinata a scomparire. Con tre Fondi perequativi salva-squilibri per livelli essenziali, Comuni e Province. Con un fisco per gli enti locali che passerà attraverso le Regioni ma con salvacondotti speciali per le città metropolitane. Con l'addio alla spesa storica e il graduale transito verso i costi standard delle prestazioni. E con premi per gli enti virtuosi, ma anche dure sanzioni per quelli che resteranno fuori carreggiata: non potranno assumere personale neppure per coprire le piante organiche e i vertici rischieranno il fallimento politico.'
Insomma una vera e propria rivoluzione prêt-à-porter anche perchè il Ddl, collegato alla Finanziaria 2009, sarà emanato dal Consiglio dei ministri entro settembre. La legge potrebbe essere un regalo che troveremo sotto l'albero di Natale. E poi i decreti attuativi ed i regolamenti. Insomma tutto potrebbe essere produttivo di effetti già dalla prima metà del 2009.
Intanto la via maestra sarà data proprio dalla predeterminazione di quali e quanti tributi saranno affidati alla potestà regionale. Saranno, si dice, peralto previste speciali deduzioni ed agevolazioni proprio per favorire la ricostruzione delle economie locali. Inoltre, secondo il Sole 24 ore, proprio il fondo perequativo sarà alimentato dal gettito della compartecipazione regionale all'Iva e con quote della nuova «aliquota media di equilibrio »dell'addizionale regionale all'Irpef. Le quote del Fondo saranno assegnate senza vincolo di destinazione.Per le altre funzioni (extra sanità, istruzione e assistenza) il finanziamento avverrà con i tributi regionali e quote del Fondo perequativo. E quanto al finanziamento del trasporto pubblico locale, si terra conto di «un livello adeguato del servizio su tutto il territorio nazionale nonché dei costi standard».Altro capitolo aperto riguarda Comuni, città metropolitane e Province. Lo Stato individua i tributi propri locali, ne definisce presupposti, soggetti passivi e basi imponibili, le aliquote valide in tutta Italia. Le Regioni potranno istituire nuovi tributi comunali e provinciali, indicando gli ambiti di autonomia. Gli enti locali, a loro volta, potranno modificare le aliquote di tributi loro assegnati e introdurre agevolazioni. E avranno «piena autonomia» nel determinare le tariffe per prestazioni e servizi offerti «anche su richiesta dei cittadini».
E la Sicilia? il confronto è stato fortunatamente avviato da tempo. La Sicilia riporta la costituzione di un pool di saggi ed esperti, costituito da Raffaele Lombardo, che si stanno arrovellando sulla bozza Calderoli per cercare di sviare eventuali insidie economiche nascoste tra le righe. Non è poi così difficile. Se il DDL Calderoli diverrà legge, allora si applichi lo Statuto Siciliano nei suoi termini economici. Ricordo che la disapplicazione arbitraria di leggi di rango costituzionale in altri paesi si chiama 'Golpe'.. qui in Italia si calpestano i diritti e nessuno se ne accorge. Ma se federalismo dovrà essere allora si rispolveri lo Statuto Siciliano e vengano applicate le imposte in quel senso. Basterebbero le accise sui prodotti petroliferi a pagare gran parte delle spese sanitarie. Questa è vera perequazione. Il quotidiano La Sicilia fa due calcoli (che avevo comunque già postato un po' di tempo fa) e stima che 'se la Regione dovesse esercitare tutte le funzioni previste dallo Statuto speciale, occorrerebbero risorse per circa 12 miliardi di euro l'anno.Con l'applicazione di tutte le norme previste dallo Statuto, però, gli incassi si fermerebbero a poco meno di 7 miliardi di euro. Vi sarebbe dunque una differenza di 5 miliardi di euro. Con il riconoscimento delle accise, la Sicilia ci guadagnerebbe.' Allora sì che il federalismo fiscale potrebbe diventare uno strumento di responsabilità territoriale. Così come si sta viceversa paventando potrebbe ridursi soltando ad un secondo, più soft ma più perverso perchè nonostante rispetti le gerarchie ed i processi legislativi porta comunque alla fame le regioni del Sud, vero e proprio 'colpo di Stato'.

2 commenti:

  1. per vostra info qualche informazione ulteriore:

    http://www.assbb.it/CMI/2005_01_03.pdf

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  2. quella guida turistica era lungimirante: "la Sicilia ebbe tante dominazioni, prima vennero i fenici, poi gli arabi, quindi i francesi, spagnoli, eccetera eccetera ed infine la Sicilia venne conquistata dagli Italiani." Dire che è un colpo di stato è usare un linguaggio forse un poco troppo giornalistico ma in fin dei conti si addice particolarmente.

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