domenica 1 giugno 2008

Draghi, l'Istat ed il Diste Scrivono la Ricetta per il Sud.

In quest'ultimo periodo parecchi autorevoli istituti tirano le somme sulla situazione nazionale attraverso rapporti annuali o relazioni.
Volendo prendere alcuni degli highlights dei diversi interventi su base 2007 e con specifico riferimento al Mezzogiorno, li sintetizzo in un quadro riepilogativo (per termini generali e sicuramente incompleto) come segue.


Diste:

Criticità: recessione palese, offerta lavorativa insufficiente (fenomeno che causa emigrazione), riduzione degli investimenti fissi.

Elementi positivi: exploit dell'export, riduzione tassi di interesse.


Istat:

Criticità: inflazione, rallentamento del mercato del lavoro (e quindi anche qui = migrazione), imprese poco redditive e scarsa competitività. Imprese con alti tassi di natalità e mortalità e poca specializzazione.

Elementi positivi: espansione del tessuto imprenditoriale, esportazioni (dato eccellente anche se dopato dai fatturati delle industrie petrolchimiche)


Relazione Annuale e Considerazioni Finali del Governatore della Banca d'Italia:


Criticità: bassa produttività, dipendenza economica, sfiducia, istituzioni deboli, illegalità



Un quadro deprimente le premesse ancora peggiori. Draghi evidenzia anche come il prodotto pro-capite del Mezzogiorno sia inferiore a quello di trent'anni fa sebbene il flusso di cassa non si sia interrotto. Credo quindi che i punti di forza per un rinnovamento possano essere ricercati nelle timide aperture del mercato dell'export e comunque dagli accenni di sviluppo dell'imprenditorialità nel Sud. Una imprenditorialità ancora immatura ma che può proiettarsi verso obiettivi ambiziosi (prova ne è proprio l'export che spinge l'industria nonostante questa abbia palesemente pochi e inadeguati strumenti. Vedi le analisi Diste e Istat.) è la base del rinnovamento. Quindi incentivare l'impresa attraverso politiche di sostegno al commercio con l'estero ma anche ridurne quanto più possibile il tasso di mortalità con la predisposizione di strumenti economici e finanziari che possano ingenerare fiducia e facilità all'impresa stessa.
Da qui una constatazione evidente. E' improrogabile la rimodulazione delle logiche politiche-regionalistiche sui metodi di prediposizione e distribuzione di risorse per le imprese (vedi Draghi. istituzioni sono deboli, poca cultura d'impresa ma soprattutto dedite alla diffusione della 'dipendenza economica' delle imprese nei confronti degli Assessorati). Il laissez faire è un principio riconosciuto. Credo sia il caso di esasperare il principio stesso anche in merito all'ingerenza della realtà politica locale sulle strategie aziendali. Bisognerebbe rivedere tutti gli schemi decisori regionali in merito alla costituzione di una nuova impresa, agli aiuti di qualunque tipo, alla creazione di nuove opportunità.
Ad esempio, la formazione affidata alla Regione è un fallimento (e sia l'Istat che Draghi riconoscono questo deficit di produttività dovuta anche alla 'inesperienza'). Corsi di formazione avviati per creare le più assurde figure imprenditoriali (parrucchieri, hostess di stadio, fisioterapisti) giusto per giustificare la spesa degli assets dedicati dall'Unione Europea. La formazione dovrebbe essere ben altro. Dovrebbe rivolgersi alla costruzione di figure altamente specializzate (vedi Istat) che mancano ed è impensabile che continuino a mancare. Si investa quindi (le risorse non mancano) anche sulla ricerca, alta formazione e scambi culturali (seri) con realtà estere.
Le politiche di finanziamento della Regione sono poi indirizzate troppo spesso a progettualità banali o già troppo frequenti nel panorama imprenditoriale siciliano. Non credo, inoltre, che i contributi sempre e solo alle piccolissime attività imprenditoriali possano vivacizzare il tessuto economico. Il favorire l'eccessiva parcellizzazione fine a se stessa non va da nessuna parte se non si prova anche a immettere le stesse imprese e attività commerciali in realtà di sistema dove siano presenti anche altre aziende. Medie e grandi. E quindi lo sviluppo è anche lo sfruttamento dei know how e dei patrimoni di chi fa già impresa al nord o all'estero e potrebbe facilmente venire qui ad investire qualora si presentino le condizioni. La creazione di nuove interazioni e quindi nuove opportuinità per le imprese siciliane. Più infrastrutture, più competenze ma anche più favorevoli condizioni economiche. L'idea di Lombardo di introdurre la fiscalità di vantaggio è semplicemente avvincente. Ma se di vantaggio si deve parlare, lo si faccia anche in merito al sistema del credito che migliora per le imprese siciliane (vedi Diste) ma deve essere ulteriormente favorito per fertilizzare il contesto economico dell'isola e attrarre anche investimenti diretti dall'estero oltre che le esportazioni.
Insomma, le cose stanno comunque (per alcuni piccoli versi) cambiando (vedi Diste e Istat) ma, a mio avviso, troppo lentamente. Tirando le somme quindi, in fondo, non dico niente di nuovo. Le mie sono considerazioni banali perchè risapute e anche vecchie (bellissimi i saggi di Giuseppe De Welz degli anni '20 del 1800. Dicono più o meno le stesse cose.) ma sono oggi più che mai improrogabili qualora si voglia evitare le 'terapie d'urto' che si avranno a prescindere ed inesorabilmente con il federalismo fiscale targato Lega (dolente qualora diventi probabile) e con la riduzione (non probabile ma sicura) delle risorse dall'Unione Europea verso la Sicilia. Non più obiettivo 1 visto l'ingresso programmato dei nuovi Stati dell'Est. Non so se rechino una vera e propria 'terapia' ma l'urto è viceversa sicuro e purtroppo lo sentiremo tutti quanti.

1 commento:

  1. Ciao Gabriele, il parlare di certi argomenti non è mai superfluo. Si tratta di tematiche con cui avremo (o dovremo avere) a che fare ben presto; è bene che la gente lo abbia a mente. Oltre alle critiche alla politica regionale io mi rivolgerei anche a quella nazionale. Non è controvertibile che più di 150 miliardi di euro siano stati dirottati in 30 anni verso il Sud. C'è tuttavia da chiedersi come. La politica assistenzialista ha favorito il Sud ma per tante, tantissime ragioni anche aziende del Nord.
    Tra le soluzioni da approntare. Non nego che mi piace, come la chiami tu, la terapia d'urto. Forse solo così il Sud potrà svegliarsi e reagire. Grazie e buon lavoro

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