lunedì 14 gennaio 2008

E Film Invece Che Non Parlano Proprio di Mafia.. Baaria e Palermo Shooting

Oggi su La Stampa online questo bell'articolo di Adriana Marmiroli.. Palermo set cinematografico per eccellenza..

Marco Risi per girare L'ultimo padrino e non avere problemi con una popolazione forse troppo sensibile al tema ha preferito la più «neutrale» e contigua Calabria. Palermo e dintorni location che fanno paura e mettono quindi in fuga il cinema? Per nulla. Proprio in questi ultimi mesi il capoluogo siciliano è stato teatro di alcuni tra i set più blindati, location per film tra i più attesi del 2008. Parliamo di Baaria di Giuseppe Tornatore e di Palermo Shooting di Wim Wenders, film già dal titolo sicilianissimi: Baaria è l'antico nome fenicio di Bagheria, la località alle porte di Palermo, celebre per le sue dimore nobiliari, tra cui Villa Palagonia, quella dei mostri di pietra. Palermo Shooting è il ritorno all'Europa di Wenders dopo anni di «peregrinazioni» nel territorio americano. «Ho vissuto in America negli ultimi otto anni e da lì pensavo all'Europa, non alla Germania. Così ho deciso di rientrare dal Sud. Una città dove sono passati tutti: arabi, greci, spagnoli, francesi, normanni, veramente un condensato di storia d'Europa». Anche la storia dovrebbe raccontare di un americano, un fotografo di successo, tutto carriera e cinismo, che sbarca in città e vi incontra Flavia, Giovanna Mezzogiorno, restauratrice. La città, crogiolo di culture e sensazioni, e la ragazza gli cambiano la testa e la vita. Di più neppure lo stesso Wenders sa: «Di cosa parla davvero il mio film, non lo so nemmeno io. Lo saprò quando avrò finito di montarlo. È una storia suggerita dalla città stessa e dalle sue condizioni estreme, contraddittorie, come era successo a Lisbona o Berlino. Sto ancora cercando di capire. Posso dire che ci saranno le musiche di Rosa Balistreri: la sua voce interpreta l'anima di Palermo molto meglio della mia sceneggiatura». Con la Mezzogiorno (Wenders l'ha scelta per una sua somiglianza con la Madonna di un celebre quadro palermitano, L'Annunciazione di Antonello da Messina) il rocker tedesco Campino (Andreas Frege), cantante del gruppo Die Toten Hosen. E in una partecipazione speciale Dennis Hopper. Niente mafia comunque. «Il mio film non vuole raccontare Palermo attraverso stereotipi come la mafia e la violenza. È una città complessa e contraddittoria, che mi piace proprio perché non nasconde le proprie ferite. Io voglio indagarla nel suo rapporto con la morte, che è oscuro, intenso, fortissimo, perchè e fortissimo è il rapporto con la vita». Ancora meno quello che è trapelato da Giuseppe Tornatore, regista che ha fatto del riserbo una sua seconda natura. «Il mio film - ha dichiarato - parte negli Anni 30 e arriva negli Anni 60. Un film corale che vedrà sul set circa duecento persone, attori famosi e non, insieme a non professionisti». E si fanno i nomi dei fratelli Fiorello, Beppe e Rosario, di Spiro Sciamone, Ficarra e Picone, Aldo Baglio, Nicole Grimaudo, Nino Frassica, Enrico LoVerso (e non solo: coinvolti anche gli «stranieri» Laura Chiatti, Angela Molina, Lavia, Faletti e Bova). «Un progetto che avrei voluto fare tra dieci anni - ha detto Tornatore - ma che i produttori entusiasti mi hanno convinto ad anticipare». Una pellicola «molto personale, in costume, che e mi riporta a certe atmosfere, a certi personaggi della mia infanzia, a suggestioni che ho raccolto attraverso le testimonianze di persone del mio passato. In cui c'è però tanta ironia. Non un noir, né un giallo». Enrico Lo Verso parla di giornate passate sul cocuzzolo di una montagna dietro Palermo, al freddo e al vento di un inverno davvero inclemente, per girare la sua parte, quella di un pastore: pochi minuti per cui si è preparato come per un grande ruolo, vivendo per qualche settimana la vita dei pastori.

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