lunedì 24 settembre 2007

Succede a Palermo: si uccide e non si va in carcere..

Riporto da La Sicilia di oggi per qualche riflessione:

"Quattro anni fa, al culmine di una lite familiare, uccise la moglie con due colpi di coltello. Questa mattina è stato condannato a sei anni di reclusione per omicidio volontario, ma forse riuscirà a non scontare la pena grazie a una serie di benefici di legge.Il protagonista della vicenda è Renato Di Felice, 57 anni, reo confesso. Il gup Marco Mazzeo lo ha condannato a 6 anni di reclusione, 3 dei quali risultano coperti dall'indulto, concedendo le attenuanti sia generiche che per la provocazione subita, oltre al risarcimento danni (circa ventimila euro più i beni mobili della casa coniugale versati dall'imputato alla sorella della vittima) e la diminuzione prevista dal rito abbreviato. Il pm Francesco Bettini aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione.L'uxoricida, difeso dagli avvocati Ugo Castagna e Tiziana Monterosso, ha scontato fino a oggi solo 2 giorni di carcere. Ora, fanno notare i difensori, Di Felice potrebbe godere anche delle misure alternative, essendo il residuo di pena (dimezzato dalla copertura dell'indulto) inferiore ai 3 anni, proprio per i due giorni di carcere già scontati. Il gip Vincenzina Massa, che per prima si occupò della vicenda, ne decretò la scarcerazione poche ore dopo il delitto, definendo l'uxoricida, descritto come una persona mite, "non socialmente pericoloso".La vicenda risale al 24 ottobre del 2003. Di Felice, contabile presso una ditta di argenteria, assassinò la moglie Maria Concetta Pitasi, ginecologa, al culmine di una lite esplosa tra le mura domestiche nella loro abitazione di via Generale Streva, una zona residenziale di Palermo. Il delitto avvenne sotto gli occhi della figlia sedicenne. La ragazza difese il padre, sostenendo che quest'ultimo era continuamente vessato dalla moglie.

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